5 termini in inglese utili per affrontare il lockdown

Gran parte della popolazione mondiale è attualmente in isolamento volontario o imposto per fermare la diffusione del COVID-19. Soprattutto per chi abita in città, può essere molto difficoltoso sopportare la restrizione del libero movimento e l’impossibilità di fare attività all’aperto per diverse settimane. Abbiamo quindi pensato di proporre 5 termini in inglese utili per affrontare il lockdown – da conoscere e da mettere in pratica.

Hobby

Termine inglese, ormai ben inserito nel vocabolario italiano, che indica un passatempo gradevole o un’occupazione del tempo libero. Le ore passate in viaggio, da pendolare, possono essere invece usate per coltivare o riprendere un piacevole svago – ovviamente, rigorosamente da casa. Sono tante le attività interessanti ed entusiasmanti che magari hanno sempre destato la nostra curiosità, ma che per mancanza di tempo non abbiamo mai potuto perseguire. Collezionismo, birdwatching, modellismo, sartoria, bricolage, giochi di strategia… ma anche hobby artistici come pittura, scultura, fotografia, oppure imparare a suonare uno strumento musicale. È possibile trovare online degli appositi kit per avviare l’hobby prescelto, oltre a una quantità pressoché infinita di tutorial gratuiti e non su YouTube o altri siti web dedicati.

Smart working

Espressione che significa “lavoro agile”, una novità per chi è abituato a lavorare in sede, la normalità per chi invece è abituato a lavorare da casa o in viaggio. Spesso utilizzato come sinonimo di “home working”, in realtà, lo smart working è un modo di lavorare flessibile che non prevede sedi o orari prestabiliti. La flessibilità di orari, spazi e organizzazione è senz’altro un vantaggio che, però, non è privo di sfide, soprattutto per chi non dispone di uno spazio adibito al lavoro da remoto ed è abituato al tradizionale orario di ufficio. Infatti, va detto che lavorare da remoto richiede maggiore disciplina, oltre ad una notevole capacità di autovalutazione. I migliori risultati si ottengono personalizzando l’esperienza su base individuale, stabilendo priorità per massimizzare la produttività. Altrettanto importante è restare connessi, seppur virtualmente, con colleghi e collaboratori. Buon smart working a tutti!

Staycation

Un collage delle parole “stay” e “vacation”; quindi, una specie di vacanza senza spostarsi da casa. Attività divenuta molto popolare soprattutto negli USA durante la crisi finanziaria del 2008, quando molte famiglie si videro costrette a rinunciare alle solite vacanze per motivi economici.
Con un po’ di creatività si può organizzare un fantasioso programma di attività giornaliere per tutta la famiglia all’insegna del divertimento e del risparmio. Poi, c’è chi addirittura sceglie di ricreare la destinazione prescelta nel proprio domicilio, organizzando un campeggio in salotto, un percorso da trekking nell’appartamento, oppure (perché no) sedie a sdraio e ombrelloni. Occhio, se si sceglie una destinazione, che sia mare o montagna, non si può “barare”: bisogna indossare il costume o la tuta da sci. Con la tecnologia e le consegne a domicilio la lista di possibili attività si allarga: degustazioni culinarie, visite virtuali online, maratone di film o documentari a tema (viaggi, cucina, fantascienza).
Poche regole: bando alla monotonia e alla tentazione di ricadere nel quotidiano (magari rubando qualche attimo per lavorare di soppiatto).

Challenge

Attività resa celebre, anzi virale, da influencer e youtuber: trattasi di sfide divertenti e spassose da fare e postare sul proprio profilo social, taggando poi amici e follower per sfidarli a fare la stessa cosa. Un esempio che ricorderanno in molti: rovesciarsi addosso un secchio d’acqua ghiacciata per sensibilizzare il pubblico riguardo alla sclerosi multipla. Altre challenge sono più light, tipo la Water Bottle Flip, un gioco che consiste nel lanciare una bottiglietta d’acqua, facendola roteare per aria e tentando di farla atterrare in piedi. Una sfida che divenne talmente popolare tra i giovani da essere vietata nelle scuole americane. È facile trovare online le challenge attualmente più popolari da fare e postare online, taggando parenti, amici e conoscenti… un modo per socializzare, divertirsi e anche per sfidare sé stessi!

Live Streaming

Ormai onnipresenti nella realtà virtuale e quotidiana, i servizi di streaming in diretta offrono contenuti sempre più variegati ed interessanti. I “live media” ovvero media dal vivo, sono accessibili e condivisibili su browser Web o app e trasmettono eventi sportivi, concerti o performance artistiche, oltre a notizie di attualità. Inoltre, lo streaming tra utenti consente un’interazione sempre più partecipativa. Moltissimi artisti, chef, sportivi e personalità hanno proposto in queste settimane contenuti streaming sul proprio profilo FB, Instagram, YouTube o Snapchat: lezioni di cucina, tutorial, performance, interventi su argomenti attuali, interviste e altro. La scelta è più che mai ampia e le opportunità di connessione e interazione sempre più coinvolgenti.

5 canzoni inglesi che celebrano l’emancipazione delle donne

Ogni anno, la Festa della Donna riporta alla ribalta temi riguardanti l’emancipazione femminile, la rivendicazione dei diritti delle donne e l’uguaglianza di genere.

Negli ultimi decenni, i concetti di “girl power” e “women’s empowerment” hanno avuto un forte impatto politico, civico ed etico nella società anglosassone.

Ma anche sul piano artistico e culturale, la voce delle donne si è fatta sentire forte e chiara.

Women’s empowerment – brani che hanno fatto la storia

In commemorazione di questa giornata, ma soprattutto delle sue protagoniste, vi proponiamo una breve playlist composta da canzoni inglesi che celebrano l’emancipazione delle donne.

Aretha Franklin – “Respect” (1967)

Brano composto da Otis Redding ma reso famoso da Aretha Franklin, cantante soul annoverata tra i più grandi talenti canori nella storia della musica.

“All I’m askin’ is for a little respect when you come home”
(Ti chiedo soltanto un po’ di rispetto quando torni a casa)

Uno dei maggiori successi della “Regina del Soul”, un’interpretazione magistrale e decisamente energica che scandisce un messaggio semplice e chiaro: R.I.S.P.E.T.T.O.

Chaka Khan – “I’m Every Woman” (1978)

Primo singolo pubblicato da Chaka Khan come artista solista e riproposto poi in versione dance da Whitney Houston nel film “The Bodyguard”.

“I’m every woman, it’s all in me”
(Sono ogni donna, è tutto in me)

Un brano frizzante e sensuale, in cui l’interprete scatena tutto il carisma e la potenza di un’abilità vocale fuori dal comune. Un inno al potere della femminilità che unisce tutte le donne, tuttora è considerato tra le canzoni più rappresentative del movimento di emancipazione femminile.

Gloria Gaynor – “I Will Survive” (1978)

La voce di Gloria Gaynor racconta in prima persona una storia di “empowerment”, subito arrivata in vetta alle classifiche e ancora adesso molto popolare. Un brano dal forte impatto emotivo, che trasmette la forza e la positività di un cuore infranto che trova il coraggio di sopravvivere e di riprendere in mano la propria vita, malgrado le avversità.

“Do you think I’d crumble? Did you think I’d lay down and die?

Oh no, not I, I will survive. Oh, as long as I know how to love, I know I’ll stay alive.”
(Pensavi che sarei crollata? Pensavi che mi sarei arresa e lasciata morire?
Oh no, non io, io sopravviverò. Oh, fin quando saprò amare, so che resterò viva.)

Diventato il più grande successo della cantante, questa avvincente storia di una donna che ritrova la propria forza interiore ha ispirato e continua ad ispirare ascoltatori in tutto il mondo.

Altri brani contemporanei

2Pac – “Keep Ya Head Up” (1993)

Un brano hip hop di denuncia contro il misoginia e il maltrattamento delle donne. È considerata una delle migliori canzoni scritte dal rimpianto Tupac, e si è classificata all’undicesimo posto tra le migliori 100 canzoni hip hop di sempre. Il testo affronta a muso duro il tema del rispetto verso le donne, soprattutto nelle comunità afroamericane.

Shania Twain – “Man! I Feel Like a Woman!” (1997)

Un brano gioioso e celebrativo che racconta la vita di una donna moderna, libera e indipendente. Concepito per sottolineare, la prerogativa femminile di godersi i vantaggi acquisiti dalle donne in decenni di dura lotta per la parità dei diritti.

Beyoncé – “Listen” (2007)

Scritto appositamente per il film Dreamgirls, basato sull’omonimo musical. Questo brano descrive il momento in cui una talentuosa artista decide di emanciparsi dall’oppressiva influenza del proprio produttore/compagno. Da qui l’accorato appello di una donna che chiede di essere ascoltata, riscoprendo la libertà di far sentire la propria voce, come donna indipendente.

Katy Perry – “Roar” (2013)

Brano pop che ha riscosso un grande successo commerciale e una ricezione positiva a livello internazionale. Il titolo “Roar” (ruggito / ruggire) rispecchia l’ispirazione dietro al brano, ovvero, la capacità di rialzarsi in piedi e di far sentire la propria voce con ritrovata fiducia in sé.

 

L’inglese e la cortesia

Lo studio della lingua inglese non può prescindere da una buona conoscenza generale delle convenzioni sociali dei paesi anglofoni.

Per una questione di praticità, ci concentreremo sul Regno Unito e sugli USA, anche se ricordiamo che dei paesi definiti anglosassoni fanno parte anche la Nuova Zelanda, l’Australia, l’Irlanda, il Canada e il Sudafrica.

Paese che vai, usanze che trovi…

Nei secoli, l’influenza britannica si è consolidata nelle ex colonie non solo sul piano linguistico, ma anche in ambito socioculturale.  Per questo la cortesia, ovvero politeness, riveste un ruolo particolarmente importante nella cultura anglosassone, soprattutto nell’uso del linguaggio.

Hello, please, thank you

Per gli anglosassoni, le prime impressioni contano parecchio. Quindi, è importante iniziare col piede giusto! Se ci capita di incontrare una persona che non conosciamo è importante salutare con un “Hi!” “Hello!” e un sorriso.

Qualsiasi richiesta, domanda, ma anche un’ordinazione al ristorante, va completata con la parola “Please”! Nella cultura anglosassone, non usare “per favore” o “per piacere” quando si fa una richiesta è considerato alquanto scortese.

Nella cultura americana in particolare è importante ringraziare; sempre, per qualsiasi cosa, ma soprattutto se qualcuno ci ha dato una mano. Negli USA, infatti, la parola “thanks” è di rigore, anche per i gesti più piccoli, come espressione del proprio apprezzamento e rispetto verso gli altri.

Good morning, Mr. Smith

In alcune lingue, tra cui quella italiana, esiste ancora una distinzione ben marcata tra il linguaggio formale e informale. In inglese, invece, la formalità si sottolinea con altri meccanismi: gli anglofoni infatti usano l’espressione “to be on first-name terms/basis” come l’equivalente del nostro “darsi del tu”.

È opportuno quindi non interpellare una persona che non conosciamo bene con il proprio nome di battesimo, soprattutto in contesto professionale o se il nostro interlocutore è anziano, a meno che non si sia stati invitati a farlo. Meglio optare per un formale “Mr./Mrs. Smith” o “Dr. Smith”, a seconda del caso, per andare sul sicuro.

I’m sorry

Gli inglesi sono rinomati per la consuetudine di scusarsi, sempre e comunque, con grande naturalezza e disinvoltura, anche senza alcun reale motivo. È normalissimo per gli inglesi reagire prontamente con un “I’m sorry” se capita di sfiorare un pedone per strada col braccio mentre si cammina spediti, o se si trova qualcuno già seduto sul proprio posto prenotato.

Ma è normale per gli inglesi scusarsi di riflesso anche se sono loro stessi a subire uno spintone da una persona distratta o sbadata. Scusarsi è per gli inglesi un modo di affrontare i piccoli inconvenienti della vita, senza dare troppo peso a chi è nel torto. Se capita di ricevere le scuse, in qualsiasi situazione, è buona educazione accettare e ricambiare le scuse.

Gli anglofoni, in generale, ma soprattutto americani e canadesi usano la parola “sorry” spesso e volentieri, non solo per scusarsi per il minimo torto o disturbo arrecato (presunto o reale), ma anche per esprimere dispiacere, rammarico o simpatia. Ad esempio, è educato dire “sorry” con un’aria dispiaciuta ed empatica di fronte alla sfortuna altrui, o nel comunicare brutte notizie, anche se non si è personalmente coinvolti nella situazione.

Nel caso di offese o sgarbi più gravi, è importante discolparsi sentitamente. Per gli anglosassoni ricevere e porgere scuse genuine è un pilastro sociale, e tendono a reagire male di fronte a scuse sbrigative o poco sincere o se le scuse vengono rifiutate.

Altri Suggerimenti Generali

È buona educazione guardare il proprio interlocutore negli occhi durante una conversazione o un colloquio. Non è necessario mantenere il contatto visivo per tutta la durata della conversazione, basta farlo solo parzialmente, ma chi sta con lo sguardo abbassato o rivolto altrove durante una conversazione rischia di passare per una persona scortese o addirittura disonesta.

Un concetto assai caro agli anglosassoni è quello del “personal space”, per cui è importante non avvicinarsi troppo alle persone, soprattutto negli USA. Si consiglia di restare ad almeno a 30cm di distanza, altrimenti il nostro comportamento potrebbe essere considerato aggressivo o irrispettoso.

Gli anglosassoni sono molto rispettosi della libertà personale, per cui non bisogna sentirsi obbligati a ricambiare o ricevere gesti di affetto o vicinanza che ci mettono a disagio. Nella maggior parte dei casi, ma soprattutto in contesto professionale, basta una stretta di mano convinta, con un sorriso e uno sguardo amichevole.

Bisogna anche tenere presente che le dimostrazioni pubbliche di affetto non sono molto diffuse nella cultura anglosassone. Solitamente, il contatto fisico in pubblico è riservato ai partner che si tengono per mano o ai genitori che sbaciucchiano i propri figli. Tra amici e colleghi che si conoscono bene, una pacca sulla spalla o un breve abbraccio amichevole sono accettabili, senza però esagerare con le effusioni.

Fare la fila ordinatamente e rispettare il proprio posto. Saltare la fila è considerato molto scortese e visto con grande disapprovazione.

Scegliere temi di conversazione che non risultino imbarazzanti o offensivi. Ad esempio, è buona educazione nella cultura britannica non parlare di soldi, religione o politica. Di solito, si ripiega su temi “climatici”, dal momento che il meteo è considerato un argomento “sicuro” per intavolare una conversazione con uno sconosciuto.

 

 

San Valentino: quando l’inglese parla con il cuore in mano

Il giorno di San Valentino si avvicina e fervono i preparativi per questa ricorrenza celebrata un po’ dappertutto nel mondo, anche se particolarmente radicata nella cultura anglosassone.

Valentine’s Day: le origini

Questa festività, diffusasi nel VII secolo per commemorare il martire San Valentino, si affermò poi nel XIV secolo come celebrazione dell’amore romantico. Nel VXIII secolo, divenne popolare tra le coppie l’usanza di scambiarsi fiori, dolciumi e bigliettini d’auguri come pegno del proprio amore – i famosi valentines.

Nel 1784, fece la sua prima comparsa una delle poesie che sarebbe diventata col tempo uno dei cliché di San Valentino nel mondo anglosassone, riadattata e modificata in mille modi sin da allora:

Roses are red,                        

Violets are blue,

Sugar is sweet,

And so are you.

La rosa è rossa

La viola è blu

Lo zucchero è dolce

E lo sei anche tu.

Nel XIX secolo, l’avvento delle cartoline preconfezionate fornì un valido espediente per dichiarare il proprio amore, superando la naturale reticenza anglosassone di quel tempo all’espressione aperta dei propri sentimenti.

Mille modi per dirsi “I love you”

Col tempo, quindi, il giorno di San Valentino è diventato quello che oggi è … il giorno in cui innamorati e coppie corteggiano, e celebrano l’oggetto del proprio amore con omaggi di ogni tipo.

I biglietti e le cartoline di San Valentino sono diventati una categoria a parte, traendo ispirazione da canzoni, poesie, citazioni celebri spesso tratte da film e romanzi oppure appositamente scritte per l’occasione.

Negli ultimi decenni, si è diffusa negli Stati Uniti l’usanza di scambiare auguri di San Valentino non solo tra innamorati, fidanzati o coniugi, ma anche tra amici, genitori, nonni, maestri, per esprimere affetto e riconoscenza. Insomma, una celebrazione dell’amore a tutto tondo che ha reso la festa di San Valentino la seconda più importante negli USA per quantità di cartoline e bigliettini scambiati, superata solo dal Natale.

Come fare gli auguri di San Valentino in inglese

Ogni lingua esprime l’amore a modo proprio, ma a San Valentino talvolta occorre andare oltre le barriere linguistiche e, allora, può essere utile passare in rassegna alcuni degli auguri più comuni in inglese.

Per un semplice saluto o augurio formale o informale, basta dire:

Happy Valentine’s Day | Buon San Valentino

Se poi abbiamo intenzioni di dichiarare o rinnovare il nostro amore verso una persona speciale con un invito a trascorrere insieme questa festa, possiamo domandare: Do you want to be my Valentine? Oppure, più semplicemente: Be my Valentine!

Non possiamo non nominare la frase regina di San Valentino, ovvero l’universalmente notoria I love you, che in inglese significa “ti amo”, ma anche “ti voglio bene” e “ti adoro”. Volendo, si può anche usare l’acronimo ILY, ma spesso la parola “love” viene anche sostituita con un cuore creando a sua volta una frase alternativa molto usata, soprattutto tra i più giovani: I heart you!

Di seguito, alcune frasi romantiche di San Valentino attualmente popolari in inglese:

Love you just the way you are | Ti amo così come sei

Love you to the moon and back | Ti amo fino alla luna e ritorno

Hugs and kisses | Baci e abbracci

We go together like strawberries and cream | Stiamo bene insieme come le fragole e la panna

We have something special | Abbiamo qualcosa di speciale

For all we’ve shared together, for all that’s yet to be | Per tutto ciò che abbiamo vissuto insieme, per tutto ciò che ancora sarà

 

Influenza internazionale della lingua inglese

L’inglese è ormai inserito a pieno titolo in ogni settore della vita quotidiana. Sport, scienza, arte, comunicazione, pubblicità, lavoro, società, finanza… elencarli tutti risulterebbe troppo lungo e rischierebbe di non rispecchiare l’effettiva influenza dell’inglese a livello internazionale. Ci dobbiamo quindi accontentare di presentare una breve panoramica di alcuni dei settori dove l’inglese è particolarmente importante.

Intrattenimento

Nel periodo d’oro dell’opera lirica, l’italiano era la lingua di riferimento nel mondo artistico. Oggi, invece, il mondo dell’intrattenimento parla inglese.

Un’industria costruita anche sulla versatilità e universalità dell’inglese, lingua che si è affermata prepotentemente nel settore delle produzioni musicali, televisive e cinematografiche. Miliardi di fatturato, botteghini sbancati, fanbase in continua crescita… e star di fama mondiale.

In campo cinematografico l’inglese ha fatto la storia, creando capolavori che hanno innescato innumerevoli trend linguistici e non solo nelle culture di tutto il mondo. Anche tra i contenuti televisivi troviamo produzioni come i Simpsons, Friends, Big Bang Theory o che continuano a tenere altissima la popolarità dell’inglese. E per chi non sa cosa significa “winter is coming” c’è sempre Sky, Netflix… e lo streaming. Contenuti sempre popolari che continuano a propagare la lingua inglese, con o senza sottotitoli.

Ma non solo cinema e TV… alzi la mano chi non conosce almeno qualche frase in inglese resa celebre da brani musicali. Chi non hai mai cantato a squarciagola: “We will, we will rock you!” dei Queen o “Let it be” dei Beatles?  Ma andando oltre i classici delle band anglo-americane che hanno fatto la storia musicale moderna, basta farsi un giro su YouTube o Spotify per restare sommersi da una marea digitale di videoclip e brani in inglese con milioni e miliardi di visualizzazioni.

Insomma, in materia mediatica bisogna dare proprio ragione al famoso anglofono che disse: “We are the champions, my friends”.

Business

Anche chi non hai mai letto il Wall Street Journal, ha sicuramente sentito parlare di startup e bitcoin.
Nel mondo degli affari e della finanza, tra meeting e marketing, l’inglese è il filo comune: che tu sia CEO, freelancer, o parte di uno staff, il tuo linguaggio quotidiano non mancherà di rispecchiare la forte inclinazione anglofona del business world. Non potrebbe essere altrimenti, considerando quanto la cultura anglo-americana abbia fatto scuola in termini di customer satisfaction e di management.

Nel settore aziendale o corporate ormai è lo standard imbattersi in business action plan infarciti di termini inglesi ormai internazionalmente comprensibili agli addetti ai lavori: target market, brand, trend, etc. Anche per aggiornare la propria formazione professionale, magari frequentando workshop o partecipando ad attività di coaching, non si potrà fare a meno di anglicizzare il proprio linguaggio. Ma non basta conoscere le parole, bisogna anche saper decifrare un folto numero di abbreviazioni e acronimi appositamente utilizzati per snellire le comunicazioni. Perché nel mondo business le cose vanno fatte ASAP.

Turismo e Viaggio

Ogni viaggiatore provetto sa bene che tra le cose indispensabili da mettere in valigia, non deve mancare una minima conoscenza dell’inglese: tra aeroporti, stazioni e autostrade, chi viaggia all’estero per lavoro o vacanza non può farne a meno.
In molte parti del mondo, le infrastrutture pubbliche e particolarmente quelle turistiche prevedono cartelli e annunci in inglese, affiancati a quelli in madrelingua. Se per strada ci si può imbattere in EXIT e STOP – segnaletica ormai universale – nelle strutture alberghiere spesso troviamo indicazioni basilari in inglese che è importante conoscere. Le più facili? IN/OUT, ON/OFF, HOT/COLD.

Sul piano umano, invece, sforzarsi di fare un minimo di conversazione è il miglior modo per intavolare un rapporto non solo con le location, ma anche con le persone. Talvolta può bastare anche un semplice good morning, senza dimenticare thank you e please per un accenno di cortesia che non guasta mai.

Tecnologia e Telecomunicazioni

Software, hardware, e tantissime altre parole che abbiamo imparato a conoscere e ad usare negli ultimi decenni di espansione digitale. L’inglese ha saputo adattarsi agli avanzamenti tecnologici, coniando un lessico altamente specializzato e tecnico, con l’eccezione forse del termine mouse che ha sdoganato i roditori cliccanti su tutte le scrivanie del mondo.

Connettiti a Internet, controlla le e-mail, cancella lo spam, ma soprattutto non dimenticare mai la password. Così l’inglese è diventato onnipresente, un po’ come la WiFi: la tecnologia wireless che collega e unisce tutti i nostri account personali nella “nuvola virtuale” (o forse si può anche dire cloud per sentirsi un po’ più cyber).

Social 

Basterebbe nominare Facebook, Instagram, WhatsApp e Snapchat. I social non solo hanno rivoluzionato ed ampliato il nostro modo di comunicare, ma hanno contribuito a consolidare ulteriormente l’influenza dell’inglese come lingua internazionale.Infatti, nell’universo delle app e delle piattaforme social si è sviluppato un “gergo” tutto da imparare per potersi destreggiare tra selfie, meme, challenge e video virali che si propagano a forza di like e share.

Se poi si vuole seguire il proprio youtuber o video blogger preferito, o magari diventare un influencer, un po’ d’inglese lo si impara per forza… anche perché la stragrande maggioranza dei contenuti disponibili sul web sono, appunto, in inglese.
Una lingua altamente connettiva, visto anche il grande impatto dei movimenti di sensibilizzazione o di solidarietà spesso nati da un singolo post o tweet di una celebrity corredato dall’immancabile hashtag, che hanno mobilizzato e coinvolto milioni di persone nel mondo virtuale e non.

Attualità

L’influenza dell’inglese sconfina spesso e volentieri anche nella cultura e nell’immaginario collettivo con campagne marketing e slogan immediatamente riconoscibili in ogni angolo del mondo, si pensi a Just do It e il seppur datato Think Different.

Apple significa “mela”, ma anche tecnologia e innovazione. Google, da nome d’azienda, è diventato parte integrante del lessico internazionale. Amazon: immensa foresta pluviale o gigante mondiale del commercio online?

Ma l’inglese non è solo mainstream … basti pensare ai trapper e il loro modo di vestire swag per costatare come i termini importati dalle sottoculture giovanili americane continuino a mantenere vivo lo scambio e lo sviluppo linguistico-culturale nelle nuove generazioni.

L’inglese, come dimostra il suo incontestato primato in termini di voci lessicali e nuovi innesti, è la lingua “spugna” per eccellenza. Come tale continua ad assorbire neologismi da ogni dove, per poi innestarli altrove, arricchendo in questo modo lo sviluppo di altre lingue.

Ad esempio, per i giovani italiani è naturale e spesso anche divertente alterare, modificare e riadattare a proprio piacimento i nuovi innesti inglesi; dunque, si fa presto a dire “taggare”, “spoilerare”, “trollare” e “friendzonare”. Gli studi gender e il vegan lifestyle sono altri due importanti esempi attuali di come l’influenza internazionale della lingua inglese continui ad essere rilevante a livello accademico, sociale, linguistico e culturale.

Cerchiamo collaboratori occasionali per assistenza e vigilanza per le sessioni d’esame Cambridge Assessment English

International House Accademia Britannica, sta cercando personale a Roma per incrementare il team di collaboratori occasionali con mansioni di assistenza e vigilanza nelle aule per le sessioni d’esame di lingua inglese – certificazioni Cambridge Assessment English.

L’Invigilator deve avere i seguenti requisiti:

  • Maggiore età
  • Affidabilità, puntualità, massima serietà e discrezione
  • Forte senso di responsabilità
  • Attitudine al lavoro di gruppo
  • Conoscenza inglese B1 e B2 ove possibile
  • Cittadinanza o permesso di soggiorno in regola
  • Stato Casellario giudiziale: nullo

ll training di formazione gratuito per diventare Invigilator nel nostro Centro sarà tenuto a febbraio 2020, in data ancora da definire.

Durante il training (di circa due ore) verrà spiegato in cosa consiste il lavoro e quali sono i doveri degli Invigilator Cambridge. Al termine dell’incontro sarà inviato un test per cementare le nozioni apprese.

Il superamento del test permetterà di essere inseriti nel database degli invigilators presso il Nostro Centro.

Ore lavorative: 4 – 8 ore a sessione.

Giornate lavorative: dal lunedì al sabato, occasionalmente domenica

Pagamento: prestazione occasionale con ritenuta d’acconto al 20%

Se interessati, preghiamo di inviare il CV al nostro Dipartimento Esami iscrizioniesami@ihromamz.it

L’influenza del latino sulla lingua inglese

L’inglese come lingua franca per eccellenza ha raggiunto ormai uno status insuperato a livello internazionale, sia come numero di locutori che come standard di comunicazione in ambito economico, politico, culturale, professionale, tecnico-scientifico e non solo.

Tuttavia, forse non tutti sanno che la maggioranza del vocabolario inglese deriva dall’antica lingua franca dei Romani: il latino.

Infatti, dopo l’italiano, l’inglese è la lingua maggiormente influenzata dal latino.


Il segreto dell’inglese: la semplificazione

L’inglese, una lingua indoeuropea germanica, ha subito profondi mutamenti nei secoli, sia nella pronuncia che nella scrittura. Tra l’inglese antico, quello medievale e quello moderno si sono susseguiti grandi cambiamenti sia nella struttura che nel suono stesso della lingua.

Questa costante evoluzione ha determinato una struttura particolarmente semplificata che ha agevolato l’assimilazione di un gran numero di vocaboli stranieri.

Particolarmente influenti sono stati il francese e il latino. Infatti, si stima che un 30% del lessico inglese derivi dal latino direttamente e un ulteriore 30% indirettamente, attraverso il francese.

L’influenza del latino nei tempi

Già nell’anno 43, l’invasione romana in Britannia, protrattasi per diversi secoli, lasciò tracce documentabili di latino, maggiormente riscontrabili nei vari nomi di località geografiche.

Nel sesto secolo, l’arrivo in Inghilterra dei primi monaci cristiani schiuse le porte alla latinizzazione dell’inglese, con l’introduzione di termini ecclesiastici e religiosi.

Successivamente, l’occupazione dell’Inghilterra da parte dei normanni nel 1066, portò la crescente influenza del francese, una lingua già ampiamente latinizzata, il cui notevole contributo (circa 10 mila parole) fu determinante per l’evoluzione dell’inglese. Circa il 75% delle parole adottate in questo periodo vengono utilizzate ancora oggi.

Nel periodo rinascimentale, con la riscoperta dei classici, il latino tornò in auge soprattutto in ambito artistico, letterario, culturale e accademico. Circa 10-12 mila parole latinizzate vennero aggiunte in questo periodo. La diffusione della stampa avrebbe poi definitivamente consolidato lo standard linguistico e grammaticale.

Con l’avvento dell’era industriale, infine, sorse la necessità di coniare nuovi termini per descrivere nuovi oggetti e nuove scoperte. In molti casi, si tornò ad attingere direttamente dal latino, oppure vennero create nuove combinazioni di termini latini riadattati nel significato e nell’applicazione secondo l’esigenza.

Dopo la II Guerra Mondiale, l’inglese spodestò il francese come lingua franca internazionale, soprattutto grazie al potere politico ed economico degli Stati Uniti d’America.

Da quel punto in poi, l’inglese ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, continuando ad accrescere il proprio lessico per tenere il passo con le innovazioni sociali, tecnologici e digitali.

Il latino nell’inglese oggi

Complessivamente, più del 65% del lessico inglese deriva in qualche modo dal latino, tant’è che il rinomato linguista Tullio De Mauro ha definito l’inglese “la più latinizzata e romanizzata delle lingue non neolatine”.

Si stima che i vocaboli “nativi”, quindi derivanti dall’inglese antico, non siano più del 20-33% del lessico totale, benché rappresentino di gran lunga le parole più utilizzate nel quotidiano. Tuttavia, è bene specificare che gran parte di questi termini stranieri “presi in prestito” sono ormai obsoleti o di valore puramente lessicale, per cui nella pratica non vengono usati quasi mai, pur contribuendo ad infoltire i dizionari di una lingua in continua crescita.

In linea di massima, i vocaboli di provenienza anglosassone sono più brevi e semplici rispetto alle parole con radici latine, le quali tendono ad essere maggiormente utilizzate in ambito letterario, accademico e commerciale.

A motivo di questa singolare miscela di provenienze linguistiche, l’inglese vanta un’ampia scelta di sinonimi, alcuni di origine germanica e altri di origine latina; ad esempio:

answer / response

ask / request

choose / select

end / finish

fast / rapid

hardship / difficulty

mistake / error

near / close

shape / form

snake / serpent

pig / pork
teach / educate

speech / language

watch / observe

stay / remain

Pur essendo sinonimi, vi sono sottili differenze di significato tra queste parole. Queste “sfumature” sono uno dei motivi che rendono l’inglese una così lingua ricca e interessante.

Latino che va, latino che ritorna

Alcuni termini latini sono stati incorporati nella lingua inglese rispettando la loro forma originale (per es.: focus, stadium, bonus) ma, soprattutto in campo informatico e digitale, abbondano anche gli anglolatinismi; ovvero, vocaboli latini “presi in prestito” dall’inglese, rivisitati e riadattati al contesto attuale e poi “restituiti” alla lingua italiana (per es.: status, media, data, server, sponsor).

Alcuni di questi termini si sono trovati talmente a proprio agio nel lessico italiano, da aver ispirato a loro volta nuove parole (per es.: digitare, digitalizzare).

Certo, non mancano i detrattori degli anglicismi ormai onnipresenti nella lingua italiana, ma bisogna pur riconoscere i meriti di questo fenomeno che alcuni linguisti definiscono “latino di ritorno”.

I latinismi adottati dall’inglese, ma anche dal francese e dal tedesco, anziché snaturare l’identità della lingua italiana, possono invece incentivare la rivalutazione e la riscoperta delle nostre radici latine.

Latino evergreen

Sono tanti i latinismi comunemente utilizzati nel mondo anglofono: da junior e senior, a campus, referendum, ma anche video, audio, data, bonus e alibi – oltre ai sempreverdi plus, ultra, super.

Queste parole si scrivono in modo identico anche in italiano, ma la pronuncia assai diversa li rende talvolta irriconoscibili all’ascolto. Comunque, basta esercitarsi un po’ per imparare a distinguerli.

Il lessico inglese continua tuttora ad arricchirsi di nuovi latinismi, successivamente esportati in giro per il mondo. In questo modo, il latino continua a vivere anche grazie all’inglese e vice versa.

Ad esempio: ultimamente è tanto in voga tra i giovani anglofoni la parola extra: usata colloquialmente per descrivere persone o comportamenti eccessivamente melodrammatici.

Milioni di internauti seduti ora di fronte al proprio computer che guardano un video sul monitor o commentano sul forumpreferito sono la riprova che il connubio tra latino e inglese è stata una formula davvero vincente.

Anzi, forse è proprio questo forte legame con l’antica lingua franca dei Romani che ha contribuito a rendere l’inglese il non plus ultra della comunicatività.

 

Capodanno a Londra, unico e indimenticabile

Se vogliamo iniziare il nuovo anno in una capitale europea, perché non trascorrere il Capodanno a Londra?

Sicuramente non ci si può annoiare! La città riesce sempre a stupire, offrendo il giusto mix tra divertimento e spettacolarità, sia nel caso di un viaggio romantico che di una divertente vacanza con gli amici. Cosa fare? Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta: cena e fuochi d’artificio mozzafiato, attrazioni aperte tutta la notte, concerti sparsi per la città! Ti basterà una notte sola?

I fuochi d’artificio

Che tipo di clima si respira a Londra la notte di Capodanno? Sicuramente quello Natalizio, con luci e addobbi che si snodano senza fine per tutte le vie della città. Uno spettacolo già di per sé suggestivo, che può essere coronato da un meraviglioso show pirotecnico la notte di San Silvestro! Uno degli eventi principali del capodanno a Londra sono proprio i fuochi d’artificio al London Eye: allo scoccare della mezzanotte una valanga di scintille – corredate dal tipico rumore di scoppio – illumineranno gli occhi di tutti e faranno sognare. Il luogo ideale per ammirarli è sulla riva opposta del fiume, per accedere bisognerà però pagare il biglietto, ma ne vale la pena! Si potranno ammirare anche il Westminster Palace con il suo Big Ben vestiti a festa, ovvero illuminati d’oro per rendere ancora più unico lo spettacolo.

All’insegna del divertimento, i Boat Parties

Per godersi i fuochi d’artificio – e non solo – direttamente dall’acqua possiamo scegliere una famosa crociera sul Tamigi New Year’s Boat Parties per trascorrere il nostro capodanno a Londra. Ci sono diverse offerte, i prezzi sono più o meno simili, ciò che cambia è la barca: basterà fare una passeggiata lungo il fiume durante il giorno per scegliere quella che soddisfa le nostre esigenze e prenotare. Cosa offrono in genere? Cenone, Dj set, open bar e brindisi di mezzanotte: insomma, tutti gli ingredienti per un capodanno a Londra all’insegna del divertimento.

Da un locale all’altro a Piccadilly Circus e Soho

È risaputo: la zona pullula di locali, pub, discoteche, per tutti i gusti. Insomma, l’ideale per trascorrere il Capodanno a Londra! Uno dei posti più famosi è sicuramente l’Irish Pub O’Neill’s, che offre buon cibo e musica live. Volete sfidare la sorte nel vostro Capodanno Londinese? Possiamo trovare qualche casinò lungo queste vie, aperti e frequentatissimi la notte di San Silvestro. A piedi si può raggiungere Soho, per recarsi in qualche ristorante esclusivo – alcuni premiati con la Stella Micheline – o qualche pub storico e discoteche gay friendly.

Per un Capodanno Vintage a Londra

Udite, udite, amanti dello swing e rock’n’roll! Per un capodanno retrò a Londra e diverso dal solito potete provare il Vintage New Year’s Party, una serata a tema presso il Royal Festival Hall con una cena a buffet e pista da ballo.

Ancora non sai dove passare il Capodanno a Londra?

Per i più alternativi, assolutamente il Capodanno a Londra ha una sola location: Camden Town, dove un tempo fa non era difficile incontrare Amy Winehouse. Si può girare per i locali e perdersi tra le vie del quartiere, oppure, gli amanti della techno apprezzeranno il Koko, vero e proprio pezzo di storia della Capitale. Movida sfrenata? Allora il tuo capodanno a Londra deve svolgersi al Ministery of Sound, discoteca punto di riferimento che ospita sempre i maggiori DJs del mondo.

Cosa c’è di meglio che trascorrere il Natale a Londra?

Dalle luci scintillanti ai mercatini, passando per una pattinata sul ghiaccio: ecco cosa fare per trascorrere un Natale a Londra unico.

Londra a dicembre è davvero il regno di Natale! Un’atmosfera unica, spesso innevata, trasforma la capitale britannica in un posto incantato, dove la realtà incontra le favole. Ecco che non rimane che perdersi in questo clima che, seppure freddo, ci scalda il cuore! Armiamoci dunque di cappotti pesanti, guanti e sciarpe e, perché no, una bella cioccolata calda, e partiamo per il tour delle 5 cose da fare assolutamente quando si trascorre il Natale a Londra.

1-    Un tour delle luci di Natale

Non c’è niente che ci immerge più nell’atmosfera natalizia londinese come una passeggiata per le vie più importanti della città, che per la festa si illuminano per dare gioia e letizia a turisti e cittadini. Dove andare per vedere le migliori luci di Natale di Londra? Sicuramente Regent Street a Piccadilly Circus, ma anche Covent Garden, piazza che ospiterà anche un enorme albero di Natale. Anche la celebre King’s Road di Chelsea si accende per Natale, ispirandosi per quest’anno alla corona di Re Carlo II d’Inghilterra. Parlando di Natale “illuminato” a Londra non si possono non nominare Oxford Street con luminarie a led a tema ambiente e Carnaby Street che ha scelto l’ambiente marino: attrazione principale? Una balena di 5 metri che spruzza bolle!

2-    Visitare i mercatini di Natale di Londra

Voglia di shopping? Niente paura, Londra a Natale si riempie di mercatini, dove si possono acquistare regali originali, addobbi, decorazioni, regalandoci una pausa per una tazza fumante di mulled wine e un bratwurst – non proprio londinese, ma che soddisferà il palato. Tra novembre e gennaio praticamente ogni piazza della capitale viene allestita con i tradizionali chalet di legno che ospitano le bancarelle. Ma quali sono i migliori mercatini natalizi di Londra da vedere?

  • Southbank Centre Winter Festival. Tra Southbank e il London Eye un festival in perfetto stile tedesco – si sa, il Natale richiama Alpi e montagne, anche a Londra. La location offre anche un denso calendario di eventi gratuiti o a pagamento per sentire ancora di più la magia di Natale!
  • Winter Wonderland. Hyde Park a Natale diventa un parco a tema: non solo mercatino, ma anche pista di pattinaggio e ruota panoramica trasportabile più alta del mondo, l’attrazione Magical Ice Kingdom e tantissimi spettacoli!
  • Leicester Square. Una delle piazze più belle di Londra diventa un mercatino natalizio ad hoc. Interessanti gli stand con le specialità culinarie. La grande novità? La grotta di Babbo Natale.

3-    Pattinare sul ghiaccio

Sicuramente le temperature rigide che accompagnano il Natale a Londra ben si coniugano con questa attività, davvero caratteristica! Che sia un appuntamento romantico, una serata con gli amici o una passeggiata in famiglia, ogni occasione è buona per mettersi i pattini e scendere in pista! Possiamo trovare Ice Rink – ovvero le piste di pattinaggio sul ghiaccio –al Natural History Museum, al Somerset House, al Brighton Royal Pavilion Ice Rink, al Winter Wonderland, alla Tower of London e in tantissimi altri punti di interesse. Insomma, davvero non mancano delle piste ghiacciate per pattinare nel Natale di Londra!

4-    Incontrare Babbo Natale

Vuoi far vivere un’esperienza unica ai tuoi bambini? Nel Natale di Londra di può incontrare anche Babbo Natale! I migliori sono sicuramente 3:

  • Babbo Natale di Harrods. Visitare Harrods rimane un’esperienza per tutta la famiglia per i suoi addobbi unici! Prima però è necessario passare da Santa Claus, che offrirà un dono a tutti i bambini e si potrà acquistare una foto del proprio bimbo con la superstar della festa.
  • Winter Wonderland. Insomma, abbiamo capito che ad Hyde Park non ci si annoia durante il Natale!
  • Duke of York a Chelesa.

5-    L’albero di Natale a Trafalgar Square

È dal lontano 1947 che Londra a Natale riceve in dono un grandissimo abete dalla Norvegia, come ringraziamento del paese al Regno unito per il supporto durante la Seconda Guerra Mondiale. Attorno all’albero tutte le sere si possono ascoltare i Christmas Carol, ovvero i celebri cori natalizi. Dopo averli ascoltati potremmo dirci davvero soddisfatti del nostro Natale a Londra!