Thursday, 27 February 2020

L’inglese e la cortesia

Lo studio della lingua inglese non può prescindere da una buona conoscenza generale delle convenzioni sociali dei paesi anglofoni.

Per una questione di praticità, ci concentreremo sul Regno Unito e sugli USA, anche se ricordiamo che dei paesi definiti anglosassoni fanno parte anche la Nuova Zelanda, l’Australia, l’Irlanda, il Canada e il Sudafrica.

Paese che vai, usanze che trovi…

Nei secoli, l’influenza britannica si è consolidata nelle ex colonie non solo sul piano linguistico, ma anche in ambito socioculturale.  Per questo la cortesia, ovvero politeness, riveste un ruolo particolarmente importante nella cultura anglosassone, soprattutto nell’uso del linguaggio.

Hello, please, thank you

Per gli anglosassoni, le prime impressioni contano parecchio. Quindi, è importante iniziare col piede giusto! Se ci capita di incontrare una persona che non conosciamo è importante salutare con un “Hi!” “Hello!” e un sorriso.

Qualsiasi richiesta, domanda, ma anche un’ordinazione al ristorante, va completata con la parola “Please”! Nella cultura anglosassone, non usare “per favore” o “per piacere” quando si fa una richiesta è considerato alquanto scortese.

Nella cultura americana in particolare è importante ringraziare; sempre, per qualsiasi cosa, ma soprattutto se qualcuno ci ha dato una mano. Negli USA, infatti, la parola “thanks” è di rigore, anche per i gesti più piccoli, come espressione del proprio apprezzamento e rispetto verso gli altri.

Good morning, Mr. Smith

In alcune lingue, tra cui quella italiana, esiste ancora una distinzione ben marcata tra il linguaggio formale e informale. In inglese, invece, la formalità si sottolinea con altri meccanismi: gli anglofoni infatti usano l’espressione “to be on first-name terms/basis” come l’equivalente del nostro “darsi del tu”.

È opportuno quindi non interpellare una persona che non conosciamo bene con il proprio nome di battesimo, soprattutto in contesto professionale o se il nostro interlocutore è anziano, a meno che non si sia stati invitati a farlo. Meglio optare per un formale “Mr./Mrs. Smith” o “Dr. Smith”, a seconda del caso, per andare sul sicuro.

I’m sorry

Gli inglesi sono rinomati per la consuetudine di scusarsi, sempre e comunque, con grande naturalezza e disinvoltura, anche senza alcun reale motivo. È normalissimo per gli inglesi reagire prontamente con un “I’m sorry” se capita di sfiorare un pedone per strada col braccio mentre si cammina spediti, o se si trova qualcuno già seduto sul proprio posto prenotato.

Ma è normale per gli inglesi scusarsi di riflesso anche se sono loro stessi a subire uno spintone da una persona distratta o sbadata. Scusarsi è per gli inglesi un modo di affrontare i piccoli inconvenienti della vita, senza dare troppo peso a chi è nel torto. Se capita di ricevere le scuse, in qualsiasi situazione, è buona educazione accettare e ricambiare le scuse.

Gli anglofoni, in generale, ma soprattutto americani e canadesi usano la parola “sorry” spesso e volentieri, non solo per scusarsi per il minimo torto o disturbo arrecato (presunto o reale), ma anche per esprimere dispiacere, rammarico o simpatia. Ad esempio, è educato dire “sorry” con un’aria dispiaciuta ed empatica di fronte alla sfortuna altrui, o nel comunicare brutte notizie, anche se non si è personalmente coinvolti nella situazione.

Nel caso di offese o sgarbi più gravi, è importante discolparsi sentitamente. Per gli anglosassoni ricevere e porgere scuse genuine è un pilastro sociale, e tendono a reagire male di fronte a scuse sbrigative o poco sincere o se le scuse vengono rifiutate.

Altri Suggerimenti Generali

È buona educazione guardare il proprio interlocutore negli occhi durante una conversazione o un colloquio. Non è necessario mantenere il contatto visivo per tutta la durata della conversazione, basta farlo solo parzialmente, ma chi sta con lo sguardo abbassato o rivolto altrove durante una conversazione rischia di passare per una persona scortese o addirittura disonesta.

Un concetto assai caro agli anglosassoni è quello del “personal space”, per cui è importante non avvicinarsi troppo alle persone, soprattutto negli USA. Si consiglia di restare ad almeno a 30cm di distanza, altrimenti il nostro comportamento potrebbe essere considerato aggressivo o irrispettoso.

Gli anglosassoni sono molto rispettosi della libertà personale, per cui non bisogna sentirsi obbligati a ricambiare o ricevere gesti di affetto o vicinanza che ci mettono a disagio. Nella maggior parte dei casi, ma soprattutto in contesto professionale, basta una stretta di mano convinta, con un sorriso e uno sguardo amichevole.

Bisogna anche tenere presente che le dimostrazioni pubbliche di affetto non sono molto diffuse nella cultura anglosassone. Solitamente, il contatto fisico in pubblico è riservato ai partner che si tengono per mano o ai genitori che sbaciucchiano i propri figli. Tra amici e colleghi che si conoscono bene, una pacca sulla spalla o un breve abbraccio amichevole sono accettabili, senza però esagerare con le effusioni.

Fare la fila ordinatamente e rispettare il proprio posto. Saltare la fila è considerato molto scortese e visto con grande disapprovazione.

Scegliere temi di conversazione che non risultino imbarazzanti o offensivi. Ad esempio, è buona educazione nella cultura britannica non parlare di soldi, religione o politica. Di solito, si ripiega su temi “climatici”, dal momento che il meteo è considerato un argomento “sicuro” per intavolare una conversazione con uno sconosciuto.

 

 

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