TOP10: i souvenir inglesi che faranno impazzire i tuoi amici

Stai per tornare da un viaggio in Inghilterra e non sai cosa comprare per le persone che ti attendono? Ecco qua 10 souvenir inglesi che ti faranno fare una bella figura!

Stai per partire per Londra, o forse stai per tornare, ma una cosa è certa: tutti i tuoi amici e parenti ti avranno chiesto un souvenir inglese. Certo, nei negozietti turistici di Oxford Street o Piccadilly Circus puoi trovare tantissimi gadget a prezzi accessibili come calamite da frigo, pupazzetti e accessori col volto della regina (God Save the Queen!) o un double decker bus. Ma se volessimo evitare la classica “paccottiglia” e puntare un po’ di più sui prodotti tipici inglesi? Ecco qua una lista di idee di cosa comprare in Inghilterra da regalare per fare una splendida figura.

1-    Un accessorio firmato Harrods

Harrods è uno dei luoghi più famosi per lo shopping d’oltremanica: che tu voglia comprare una tazza o una borsa, passando per materiale di cancelleria come penne e quaderni è sicuramente il posto giusto. Ma qui si possono comprare anche prodotti tipici inglesi come gli Shortbread, ovviamente nel classico barattolo firmato Harrods.

2-    Per i più intellettuali

Se non sappiamo cosa comprare in Inghilterra per il nostro amico un po’ intellettuale e un po’ dandy, corriamo alla libreria Daunt Books, un book-shop Eduardiano, con gallerie e scaffali di quercia da far brillare gli occhi. Qui possiamo prendere delle sacche di stoffa: chic e da intenditori!

3-    Prodotti tipici inglesi: il tè

Non c’è dubbio, niente rappresenta meglio l’Inghilterra del tè pomeridiano delle 5 (anche se in verità lo bevono a tutte le ore!). Se siamo alla ricerca di prodotti tipici inglesi da riportare a casa, allora, perché non optiamo per questo prodotto? È sicuramente semplice reperire vari gusti e fragranze delle marche più commerciali, ma per un tocco di classe possiamo andare da Walter Whittard, dove troveremo anche splendidi servizi di tazze.

4-    Un profumo Penhaligon’s

Diciamo la verità: c’è sempre quella zia a cui non sappiamo cosa comprare in Inghilterra. Perché non optare per un profumo da Penhaligon? È un’antichissima casa profumiera, che vende boccette bellissime e profumazioni di ogni genere.

5-    London Transport Museum Shop

Non c’è che dire, quando pensiamo a Londra ci viene in mente subito la tube e l’autobus a due piani. Bene, per dei souvenir inglesi possiamo visitare il museo dei trasporti e acquistare qualcosa nel suo shop!

6-    Per i fan di Harry Potter? Una bacchetta magica

Sicuramente originale un souvenir inglese di questo tipo. Diversi i luoghi dedicati al giovane mago – dove si può acquistare un piccolo presente a Londra: o al Platform 9 ¾ di King’s Cross, oppure – se si ha più tempo – si possono visitare gli studios di Harry Potter, dove ci sono diversi negozi dedicati.

7-    Per i più piccini

Sicuramente apprezzato dai più piccoli un giocattolo del più antico negozio di Londra, ovvero Benjamin Pollocks Toyshop. Qui troverai giocattoli vintage e retrò come carillon, burattini e teatrini in stile vittoriano. Per qualcosa di meno impegnativo si può andare a Hamleys, che vale la pena visitare in particolare sotto Natale per la sua atmosfera magica.

8-    Souvenir inglesi per tutte le condizioni meteo

Se diciamo Inghilterra cosa ti viene in mente? La pioggia! Per questo tra i souvenir inglesi più calzanti possiamo comprare un ombrello, magari di James Smith&Sons se siamo alla ricerca di qualcosa di esclusivo. Se invece puntiamo al colore e al folklore se ne trovano tanti con la scritta “I love London”, oppure con immagini e loghi della tube o di altre cose inglesi.

9-  Cosa comprare ancora in Inghilterra? Un disco in vinile, ovvio!

Siamo nella patria dei Beatles, Eric Clapton, Amy Winehouse, dei Queen e…potremmo continuare a lungo! Nel caso in cui non lo sapeste il paese pullula di negozi di musica e per quell’amico o parente un po’ più musicista dai gusti vintage cui non sappiamo cosa comprare in Inghilterra, possiamo regalare un meraviglioso disco in vinile.

10-  Un occhio agli amici sportivi: una sciarpa delle squadre inglesi

Immancabile una sciarpa di una squadra di calcio come souvenir dall’Inghilterra: apprezzato sicuramente dagli sportivi, ma anche dai collezionisti e da chi strizza un occhio al calcio inglese.

Dieci consigli per fare bella figura ve li abbiamo dati: adesso usateli con cura! 😊

A.A.A. Cercasi Libreria Internazionale a Roma

Le più belle librerie con testi inglesi a Roma

A Roma non mancano di certo le origini letterarie: tra latini e scrittori italiani, prosa, poesia e teatro sono i protagonisti degli scaffali di tutte le librerie dell’Urbe. Eppure, molti di noi sono sempre più spesso affamati di testi in lingua inglese, anche se già letti in traduzione italiana.

Non solo per i curiosi o gli appassionati, naturalmente, i testi in lingua originale sono strumenti imprescindibili per insegnanti e studenti. Leggere in lingua originale, infatti è fondamentale per accrescere il lessico e migliorare la lingua scritta.

Chiunque abbia visitato la Gran Bretagna sa perfettamente che le librerie inglesi hanno un fascino disarmante: arredamento retrò, piccole dimensioni, ebbrezza allo stato puro per tutti i librofili. Basti ricordare la libreria del film Notting Hill, in cui una disarmante Julia Roberts chiede a Hugh Grant di amarla, per richiamare alla mente le suggestioni dei bookshop britannici.

Dai piccoli bookshop alla Feltrinelli International di Roma

Per assaggiare un angolo di Inghilterra mentre si è “in patria” il salto all’Almost Corner Bookshop è tappa obbligatoria: lo trovate in via del Moro 45, a due passi da Piazza Trilussa. La libreria è frequentata sia da italiani sia da inglesi che vogliono sentirsi di nuovo a casa! Per chi è alla ricerca di libri di seconda mano, invece, sempre sul Lungotevere, c’è l’Open Door Bookshop, all’attivo da ben quarant’anni. Forse è il caso di organizzare un bel tour con gli amici per scoprirle entrambe e fare shopping sfrenato!

Se poi volete farvi una bella giornata culturale, magari durante il weekend quando il centro della Capitale è più dinamico, potete scegliere l’Arion dentro Palazzo delle Esposizioni: così potrete vedere una mostra e poi concludere in bellezza con una scorpacciata di libri.

Se la vostra punta è ancora più centrale, che ne dite di una tazza di tè verso Piazza di Spagna? Lì vicino troverete l’Anglo American Book Co ad aspettarvi. Dulcis in fundo, Libri Necessari, il bookshop vintage vicino alla metro B Cavour, luogo ameno per tutti gli appassionati delle “sudate carte”.

Non ne avete abbastanza? Allora sappiate che c’è sempre via Vittorio Emanuele con la sua Feltrinelli International di Roma: in questa libreria, a due passi dalla fermata della Metro A Repubblica, potrete trovare davvero tutti i libri in lingua che avete sempre sognato. Un’ottima location per pensare ai regali, sia per gli amici italiani che stranieri.

Insomma, ora non avete più scuse per non leggere in inglese. Mettetevi alla prova iniziando con i romanzi semplificati e poi passate gradualmente a quelli originali. Arricchite la vostra conoscenza dell’inglese con la lettura oltre che con la musica. Non ve ne pentirete!

Parità di genere? Italiano VS Inglese

Il sessismo è un problema che affligge la società contemporanea e ne abbiamo continue conferme: ultimamente quello di stampo linguistico è sotto gli occhi di tutti in Italia, principalmente per motivi politici. Se in passato era difficile pensare che una donna potesse diventare “sindaco”, oggi non è più così: le lotte per la parità hanno consentito al genere femminile di accedere all’istruzione e quindi di arrivare a ricoprire ruoli di prestigio, anche all’interno della pubblica amministrazione. E dunque il caso “sindac-a”, per citarne uno, è spia dell’incertezza dei parlanti, a partire dai giornalisti: si dice sindachessa o signora sindaco? Il dubbio è sintomatico dei cambiamenti nella nostra società… e quindi è legittimo!

Il genere in italiano e in inglese

Il sessismo linguistico, inteso come la discriminazione nel rappresentare la donna rispetto all’uomo nella lingua, è un problema reale che caratterizza modi di parlare di nazioni diverse. E nella lingua italiana si è fatto sentire forte, visto che per antico retaggio, il genere maschile è andato a inglobare anche il femminile, trasformandosi in un neutro che non esiste (“cittadini”, “lettori”, “spettatori”, e anche il più generico “gli uomini” riferito agli esseri umani): questo ha reso le donne invisibili nella storia. Vi siete mai chiesti perché nei manuali scolastici ci siano pochissime donne? Non vorrete mica credere che non sia esistite donne geniali in passato… Lo afferma anche la linguistica dell’Accademia della Crusca Cecilia Robustelli: “Ciò che non si dice non esiste”.

Questo perché la parola è una forma di comunicazione, e permette alle persone di spiegare la loro visione del mondo. Se non nominiamo qualcosa, le stiamo negando visibilità!

Il genere in inglese

Ci sono alcuni sistemi linguistici che garantiscono una maggiore parità tra i sessi. Ad esempio, il genere in inglese è prevalentemente neutro. Non ci sono grandi distinzioni tra maschile e femminile in inglese e laddove esistono, si cerca di renderli entrambi visibili.

Quasi tutti i nomi di professione sono indeclinabili e hanno un’unica uscita sia per il femminile che per il maschile. “Writer”, “Doctor” e anche le più recenti professioni digitali come “Digital Specialist” e “Account Manager” sono tutti usati sia per gli uomini che per le donne. Alle volte, si esplicita il genere in inglese dicendo “female/male writer”, “female/male doctor” e così via. Solo alcune professioni fanno eccezione, ad esempio “actor/actress” e in quel caso vengono sempre nominati entrambi. Non è raro trovare nella scrittura la forma “s/he” per indicare “lui” e “lei” contemporaneamente. Oppure “Dear female and male readers” negli articoli di giornale e nei paper accademici.

In questo modo il mondo femminile in inglese risulta maggiormente visibile: sarà perché gli inglesi sono da sempre considerati un popolo very polite? O forse perché sono stati la culla dei Gender Studies?

Dato che numerose sono le parole inglesi che adottiamo nella nostra lingua, potremmo iniziare a prendere esempio anche da queste forme di lotta contro la discriminazione di genere: cosa ne pensate?

Le frasi idiomatiche inglesi per fare bella figura con i madrelingua

È sicuramente vero che per conoscere una lingua bisogna studiare la grammatica. Chiunque abbia avuto la possibilità di vivere all’estero o di parlare con un madrelingua di un idioma straniero avrà sicuramente notato, però, che ci sono sfumature che non possono essere comprese con la mera conoscenza grammaticale.

Questo accade perché la lingua è il riflesso della cultura a cui appartiene: l’immaginario comune è fondamentale per comprendersi, non basta solo l’utilizzo del lessico corretto o della forma verbale appropriata. Certo, i vocabolari oggi sono talmente completi da portare tantissimi esempi e contesti in cui vengono utilizzate le parole, anche nelle cosiddette espressioni idiomatiche.

E qui casca l’asino, per citarne subito una delle nostre!

Ma quali sono le frasi idiomatiche inglesi più diffuse, quelle da utilizzare per fare bella figura quando conversiamo con i madrelingua, e soprattutto per comprenderli se ce ne propongono una?

Prima di tutto forse bisogna capire bene che cos’è un idiotismo. Citando Wikipedia:

“è una locuzione di significato peculiare proprio di una specifica lingua, la cui traduzione letterale in altre lingue non ha senso logico e che per questo richiede, per essere compresa, una traduzione logicamente estesa. In altre parole, è una frase che non può trarre il suo significato dalla combinazione lessicale delle parti del discorso, bensì dall’interpretazione che i parlanti sono abituati a trarne.”

Come dicevamo prima, quindi, conoscere le frasi idiomatiche inglesi è un ottimo modo per sentirsi padroni della lingua: ecco qualche esempio di cui non potete proprio fare a meno!

Potremmo partire da frasi semplici come Hit the sack che significa Andare a dormire, oppure You can say that again, espressione di totale accordo rispetto a un argomento, per arrivare a idiotismi un po’ più difficili da comprendere a primo…orecchio!

Come lo diresti in inglese?

1)      Sto sotto a un treno.

Significa: Non sentirsi bene, sentirsi malato.

Esempio: Oh please, don’t ask me to cook today, I’m a bit under the weather

2)      In bocca al lupo

Significa: Buona Fortuna! Usato più che altro in ambito teatrale o musicale prima di una performance

Esempio: Hey, I hope you break a leg tonight!

3)      Nella buona e nella cattiva sorte

Significa: essere fedeli a qualsiasi costo

Esempio: True lovers will stick together through thick and thin.

4)      Giusto!

Significa: Perfetto o sentirsi bene dopo una malattia, uno shock o un inconveniente

Esempio: You’ll be as right as rain as soon as you are back in your own home with your baby.

Abbiamo voluto proporvi questa bella ring composition per mostrarvi anche quanto il meteo incida sulla mentalità inglese: non deve stupirci che sull’isola famosa per il suo clima piovoso vengano utilizzati tanti modi di dire legati alla pioggia e alle condizioni climatiche, sia con accezione negativa, come under the weather, che positiva, come l’ultimo as right as rain.

Del resto, la pioggia è una scocciatura per noi italiani, così abituati al sole, ma per un inglese che ci convive quotidianamente forse… no!

“Fall” in love: la playlist autunnale per imparare l’inglese

L’autunno è ormai arrivato: sapete che significa? Che l’onda latina sta per perdere l’egemonia conquistata nella vostra playlist per lasciare spazio alle ballate malinconiche!

Tutto intorno a noi si colora di colori caldi: giallo, arancione e rosso. Le strade sono pavimenti di foglie e tutto il panorama ci culla con dolcezza nella nuova stagione.

Abbandoniamo per un istante lo spagnolo e dedichiamoci all’inglese, scegliendo delle canzoni piacevoli e allo stesso tempo istruttive: in questo modo potremmo affinare la nostra capacità di ascolto e di comprensione, rendere più raffinata la nostra pronuncia e soprattutto approfondire le nostre conoscenze in ambito musicale.

10 canzoni per imparare l’inglese

L’autunno è senza dubbio la stagione che rende più piacevole la permanenza a casa: che amiate studiare, leggere, cucinare o anche solo rilassarvi con la musica di sottofondo, ecco una lista di canzoni in inglese per unire l’utile al dilettevole.

  • Autumn Leaves – Nat King Cole
    Un lento dal sapore antico per ricordarci che il plurale di leaf è leaves; un testo semplice per arricchire il vocabolario con una nuova accezione del verbo to grow (crescere) affiancato da long. The days grow long significa che i giorni si allungano da quando l’amata se ne è andata…
  • Wake me up when September Ends – Green Day
    Una celebre ballata dei Green Day per ripassare il Present Perfect, che si compone con to have + participio passato:Summer has come and passed
    The innocent can never last
    Wake me up when September ends
  • Guns N’ Roses – November Rain
    Arriva anche un cult nella nostra playlist autunnale, per non dimenticare come si compongono le interrogative con il do, do+ soggetto+ verbo:Do you need some time… on your own
    Do you need some time… all alone
  • Autumn in New York – Billie Holiday
    Billie Holiday ci ricorda che l’avverbio, nei verbi composti, tra la copula e il participio. Solitamente, con i verbi semplici, si inserisce tra il soggetto e il verbo. Esempio: I often seeIt’s autumn in New York that brings the promise of new love
    Autumn in New York is often mingled with pain
  • Autumn – Paolo Nutini
    La canzone del nostrano Paolo Nutini è perfetta per ripassare il simple past: vi basta dare un’occhiata al testo per trovare verbi coniugati al passato sia regolari (-ed) che irregolari, come to find-found.
  • A Change of Seasons – Dream Theater
    Un po’ di metal per non dimenticare come si formano i verbi passivi, l’utilizzo di must e pure il genitivo sassone:Life was filled with wonder
    I felt the warm wind blow
    I must explore the boundaries
    Transcend the depth of winter’s snow
  • The Long And Winding Road – The Beatles
    Quando si parla di consecutio temporum, I Beatles sono i maestri perfetti: guardate come alternano present perfect e futuro semplice con will:Many times I’ve been alone
    And many times I’ve cried
    Anyway you’ll never know
    The many ways I’ve tried
  • Autumn song – Van Morrison
    Van Morrison ci fornisce vari esempi sull’utilizzo delle preposizioni on/in:Little stroll past the house on the hill
    Some more coal on the fire will do well
    And in a week or two it’ll be Halloween
    Set the page and the stage for the scene
  • October – U2
    Un po’ ermetica stavolta la band di Bono Vox, ma comunque efficace per studiare i contrari:
    October
    And kingdoms rise
    And kingdoms fall
    But you go on…and on…
  • Early autumn – Ella Fitzgerald
    Chiudiamo in bellezza con l’uso del condizionale would:

    I never dreamed, did you, any fall would come in view so early, early.
    Darling if you care, please, let me know,
    I’ll meet you anywhere, I miss you so.

E buono studio a tutti!

Arr, ma come parla un pirata?

Il 19 settembre si festeggia il Talk like a Pirate Day, una giornata ironica nata nel 2002 per celebrare la nota parlata da pirata, ricchissima di grugniti come “Arr” e di espressioni peculiari legate al lessico marinaresco.

La giornata ha origine in America, ma senza alcun dubbio è in Gran Bretagna che la figura del pirata trova le sue origini per un motivo squisitamente storico, che prende il nome di Golden Age of Piracy.

Questo periodo durò dalla seconda metà del XVII secolo alla seconda metà del XVIII e vide bucanieri e pirati protagonisti di furti e omicidi nella trincea del Mar dei Caraibi: una panoramica favorita dalla scoperta del Nuovo Mondo e da tutti gli scambi commerciali che ne seguirono. Il mare era uno scrigno di navi cariche di mercanzia che circolavano tra il Vecchio e il Nuovo Continente: quale occasione migliore per attaccarle e derubarle?

Tuttavia, la fama da individuo losco che precede il pirata non lo ha reso malvisto nella mente moderna, che anzi lo ha reso un’icona cinematografica molto apprezzata: basti pensare a Capitan Uncino che chiama “Spugnaaaaa” nel celebre cartone della Disney, oppure al claudicante Jack Sparrow interpretato dal poliedrico Johnny Depp nella pellicola “Pirati dei Caraibi”.

Se vi chiedessimo, quindi, di parlare come un pirata probabilmente iniziereste a gridare espressioni tipo “Corpo di mille balene!” oppure “Per tutti i bucanieri”, ispirati appunto dai personaggi del grande schermo.

Ma chi ha detto che i pirati parlavano così? Pare, infatti, che non esistano documenti storici che confermino il gergo piratesco, né tanto meno (come immaginerete) delle registrazioni dell’epoca.

Secondo lo storico Colin Woodard, autore del libro The Republic of Pirates: Being the True and Surprising Story of the Caribbean Pirates and the Man Who Brought Them Down, molte delle espressioni che le persone oggi ritengono tipicamente piratesche derivano dal film Disney L’Isola del Tesoro, che vedeva protagonista Robert Newton nei panni di Long John Silver.

Il dialetto del personaggio si basava proprio su quello di Newton, originario del West Country nel sudovest dell’Inghilterra, che era la patria natìa anche di Long John Silver.

Anche stavolta, quindi, Walt Disney ci ha messo lo zampino plasmando la figura del pirata nell’immaginario comune. Non dimentichiamo però che il vero “papà” di Long John Silver fu lo scrittore Robert Louis Stevenson, che con il suo genio delineò le caratteristiche del pirata nel suo libro immortale.

Se nonostante il libro e i vari film avete ancora dei dubbi su come strizzare l’occhio o biascicare come un pirata, potete sempre seguire la simpatica guida di WikiHow su Google che spiega passo passo come parlare da pirata!

Lady Diana, la “candela nel vento” di Inghilterra

And it seems to me you lived your life / Like a candle in the wind / Never knowing who to cling to / When the rain set in / And I would have liked to have known you / But I was just a kid / Your candle burned out long before / Your legend ever did
“God save the queen”, “Long live our noble Queen”

Già i rinomati versi iniziali dell’inno inglese rivelano il forte spirito di appartenenza e di identità nazionale che legano da sempre gli inglesi alla famiglia reale britannica dei Windsor, la cui capostipite è la Regina Elisabetta II, nota alle cronache per l’infinita combinazione di tailleur e cappellini sfoggiati nelle nuances più sgargianti che esistano.

Nell’immaginario collettivo, non si può non associare l’immagine della Gran Bretagna a ciascuno dei membri della British Royal Family.

Sarebbe come non parlare di Italia e spaghetti, una vera e propria istituzione. Ma diciamo la verità, sarà per la tragica vicenda che ha interessato la sua morte prematura, sarà per la sua incarnazione di donna bella, potente e colta, figlia di una delle più antiche e importanti famiglie britanniche, quella degli Spencer, ma non possiamo non associare l’immagine della Gran Bretagna o dei i servizi da tè inglesi anche alla tanto amata principessa Lady Diana. La sua vita, tanto invidiata, fu tristemente spezzata in un fatale incidente stradale, il 31 agosto del 1997.

Sono passati 22 anni, ma il suo volto etereo è impossibile da dimenticare. Un volto candido, molte volte segnato dalla tristezza, specialmente per tutti i rumors che hanno caratterizzato la sua vita con Carlo e dopo Carlo. Una favola, quella della principessa del Galles, che non ha avuto un lieto fine. O forse l’ha avuto, se vogliamo leggere la sua rottura con Carlo come la svolta di libertà che le fece poi trovare il vero amore in Dodi Al-Fayed. E allora, quel lieto fine riconquistato le fu strappato davvero troppo presto.

Regina di Cuori

Riccioli biondi incorniciati in un caschetto appena accennato, Diana era sì, una nobile, ma una nobile di cuore. Una sovrana sensibile e attenta ai meno fortunati. Una principessa capace di farsi adorare e criticare contemporaneamente per essere uscita fuori dagli schemi e per non aver accettato i dettami della rigida etichetta che la nobilità prescrive.

Lady D. ha avuto la capacità di avvicinare il nome della famiglia reale britannica dei Windsor al popolo, per questo è da tutti considerata la principessa del popolo. La “regina di cuori” di tutto il mondo.

Le numerose immagini che la ritraggono in Africa durante operazioni umanitarie al fianco di bambini a cui porge la mano sono la prova della sua immensa generosità: come cancellare dalla memoria le istantanee di lei nei corridoi degli ospedali accanto ai bisognosi o ai senzatetto?

E se per tutti, per le sue vicende personali, era la principessa triste, sarebbe meglio “abdicare”, per usare termini aristocratici, e ricordarla come quella candela nel vento cantata da Elton John, che per la sua morte riadattò una canzone dedicata a Marilyn Monroe, la celebre “Candle in the wind”.

Al bando gossip e news da rotocalchi: Diana sarà ricordata per sempre come molte cose. Come la madre affettuosa di due principini dai ricciolini d’oro, come la figlia di un mondo per bene, come la moglie felice (?) di Carlo per un periodo, come la ragazza depressa e triste, come l’aristocratica che ha fatto della beneficienza una medaglia al valore, come la reale che voleva rendere reale un mondo che reputava troppo finto.

Infine, come la donna che ha cambiato per sempre il nostro sguardo sulla nobilità.

I 5 film inglesi d’amore più belli di sempre

Pop corn, coca-cola e copertina, va ora in onda, su questi schermi, la classifica delle più belle pellicole romantiche firmate UK che hanno fatto battere il cuore agli instancabili sognatori di tutto il mondo.

 

  1. “Shakespeare in love” (1998): Londra, estate del 1593, Will Shakespeare, giovane promessa del teatro inglese, è in crisi creativa. Incontra Lady Viola che, appassionata di recitazione, gli si presenta travestita da maschio, ottenendo così il ruolo di Romeo in un dramma d’amore, ancora però in fase di scrittura. Scoperta la sua vera identità, tra i due nasce la passione. Will, finalmente ispirato, riuscirà a portare a termine la sua opera “Romeo and Juliet”.

 

  1. “Notting Hill” (1999): ambientato nell’omonimo quartiere di Londra, narra la storia d’amore tra la star del cinema Anna Scott e William, un ragazzo comune che gestisce una libreria specializzata in libri di viaggio. È proprio qui che William incontra Anna ed è subito amore a prima vista, complicato purtroppo dai diversi mondi a cui appartengono. Quando, però, in città arriva il fidanzato di lei la storia sembra dover finire ma Anna entra un giorno in libreria…

 

  1. “Il diario di Bridget Jones”, commedia romantica del 2001, racconta la vita di Bridget, una trentenne single frustata, che ha come unici hobby la sigaretta, il bicchiere di troppo e le figuracce. È invaghita del suo capo Daniel, bello, professione donnaiolo. Il giorno di Capodanno viene invitata, come ogni anno, al buffet a base di tacchino al curry di sua madre, che tenta in ogni modo di accasarla: è così che fa la conoscenza di Mark, un avvocato divorziato che si mostra scostante nei suoi confronti. Bridget decide che con il nuovo anno è tempo di cambiare: in un diario scrive tutta la verità su di sé … Con chi comincerà una nuova pagina del suo diario? Mark o Daniel?

 

  1. “Sognando Beckham”, film del 2002, offre svariati spunti di riflessione sulla diversità di culture che possono intrecciarsi tra di loro: Jess è infatti una ragazza Indo-britannica e vive nella periferia londinese insieme alla sua famiglia fortemente legata alla loro cultura e religione. I suoi genitori, infatti, vorrebbero che seguisse le loro orme, ma Jess, pur rispettando i valori familiari, sogna di diventare una campionessa di calcio proprio come il suo idolo, David Beckham. Un giorno al parco, conosce Jules, una calciatrice coetanea che la invita a unirsi alla squadra locale: il talento di Jess attira subito l’attenzione di Joe, giovane allenatore con il quale si instaura un’ottima intesa.

 

  1. “Orgoglio e pregiudizio” (2005), tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen, narra la vicenda di una famiglia al femminile composta dalla signora Bennet e dalle sue 5 figlie. Jane, la figlia maggiore, si infatua del ricco scapolo Bingley, che purtroppo la abbandona all’improvviso. Anche la sorella minore Elisabeth ha problemi di cuore con Darcy, amico aristocratico di Bingley, che non ha mai visto di buon occhio la sua famiglia per la modesta estrazione sociale. Nonostante i malintesi, il lieto fine non si fa attendere: vengono sconfitti così l’orgoglio ed il pregiudizio.

Abbiamo viaggiato dall’epoca vittoriana ai giorni nostri per regalarvi delle emozioni in perfetto stile british: qual è la vostra storia preferita?

Turismo outdoor: anche a Londra si può!

Affermare di aver scelto la Gran Bretagna come meta estiva lascia sempre gli interlocutori senza parole. Il perché è molto semplice: l’isola più famosa del vecchio continente è rinomata per il clima non proprio mite, ma soprattutto per quella costante pioggerellina che fa rinunciare all’ombrello anche i più impavidi.

Tuttavia, il Regno Unito in sé, ma nella fattispecie la sua “regina” Londra hanno moltissimo da offrire, anche nella stagione più calda dell’anno. Prima di tutto, se soffrite molto le temperature estive Londra può rivelarsi un’ottima oasi dove respirare, specialmente quando si tratta di camminare per vedere tutte le meraviglie che offre la città. Tralasciati i musei e numerose attrattive culturali già note della Capitale Europea – dal Big Ben alla National Gallery – ci sono moltissime attività all’aperto da fare a Londra d’estate.

Negli ultimi anni, infatti, il turismo outdoor sta prendendo sempre più piede, specialmente in Italia. Ma è sbagliato pensare che si possano praticare attività all’aperto solo nel nostro Bel – e mite- Paese. Mettetevi in modalità “outdoor”, quindi, e scoprite con noi le bellezze londinesi per una vacanza all’insegna della cultura e del verde!

Il Carnevale ad agosto

Noi italiani siamo abituati a festeggiare il Carnevale tra febbraio e marzo: che ne pensate di fare qualcosa di alternativo e festeggiarlo ad agosto? Il 25 e il 26 del mese Notting Hill, il celebre quartiere che tutti ricordano anche per il film d’amore con Hugh Grant e Julia Roberts, si veste a festa con il carnevale di strada. Dal 1964, infatti, la comunità caraibica festeggia la propria identità, tra musica, carri e prelibatezze tipiche: lasciatevi travolgere da questa festa esotica!

Londra su due ruote

Se siete degli sportivi accaniti e anche d’estate non volete rinunciare al movimento, fiondatevi a fare un bike tour. Vedere Londra su due ruote ha il duplice scopo di scoprire le bellezze della città e di essere accarezzati dalla brezza inglese: questa combo di cultura e sport è perfetta per tutti, dai gruppi di amici alle coppiette, fino alle famiglie!

Hampstead Heath per l’ecoturista

Il parco a nord di Londra è facile da raggiungere e perfetto per vivere un’esperienza green a 360°: all’interno sono presenti stagni per pescare, piscine per rinfrescarsi e persino uno zoo. Potrete passeggiare nella natura, bere un drink fresco in caffetteria e godere delle meraviglie di questo “bosco urbano”. Una meta assolutamente imprescindibile per tutti coloro che cercano la pace e non vogliono stressarsi col caos metropolitano.

Insomma, non solo famiglia reale e tè per le vostre vacanze londinesi: immergetevi nel clima british e riscoprite il fascino di una città tanto cosmopolita quanto rilassante!